Arianna Bonamore – Atelier | MACRO Roma – 29 gennaio/4 febbraio 2019

Arianna Bonamore
Atelier 
#Atelier1 Macro Roma
29 gennaio – 4 febbraio 2019

Autoritratto 
30 gennaio 2019 ore 17 
Coordina Roberta Melasecca

Sala Cinema | MACRO Roma

“Ogni evento imprevisto della vita riformula le regole e le convinzioni passate. Nelle metamorfosi tutto può sembrare caotico e confuso, il senso delle cose si perde nella mancanza di riferimenti. Poco a poco riusciamo a focalizzare un obbiettivo che diviene la nostra guida verso il percorso da intraprendere. Cresciamo, apprendiamo informazioni, ci misuriamo con nuove parti di noi aumentando la conoscenza del Sé.

Quando inizio la creazione di un’opera la mia matrice è il caos. Scelgo superfici confuse, già provate dall’intervento umano, come una tela o un foglio accartocciato e poi spiegato oppure una tavola di O.S.B. E’ riabilitare il vecchio nella funzione di un nuovo poiché nelle sue contraddizioni rimane comunque la nostra storia di partenza.

Tutto è irrazionale, già usato, segnato da un intervento altro. Come un vaso rotto che perde la sua identità perfetta e la sua funzione contenitrice per divenire qualcosa di più ampio e generoso. 

In quell’apparente moltitudine di forme senza senso, segmenti e pinnacoli dai moti autonomi, il mio inconscio si libera nella visione e si manifesta nella sua forma più sincera tramite geometrie, simboli e/o archetipi. Nella psicologia ci si avvale di questi strumenti per decodificare noi stessi, ma è dando voce a quel “drago” interiore che le nostre virtù possono trovare lo spazio necessario per dichiararsi.

Nella ripetuta osservazione di quella matrice emerge solitamente un primo soggetto che, come una guida, mi indica gli altri elementi preesistenti. Una volta definiti i protagonisti ne determino le relazioni. Il segno ossessivo come un mantra mi trasporta in una zona atemporale, gratificando l’attitudine verso la cura del particolare. Le innumerevoli curve che riempiono gli spazi ne addolciscono le forme smussando gli aspetti spigolosi e aumentandone il senso di tridimensionalità. Il colore appaga la mia emotività, è l’energia che prende forma e contenuto, è necessario per la caratterizzazione dei ruoli che nella composizione vivono un’ascesi. E’il canale portante per quel transfert tra me e l’opera. Entrambi danno voce e corpo a quei fantasmi lignei, come li definiva Paolo Aita, che abitano i luoghi oscuri dell’anima. Ogni creazione è esclusiva, un viaggio verso l’ignoto, un’esperienza irripetibile. E’ quella parte di me che percepisco a distanza ma che diventa l’unica traccia, vera e autentica, che consapevolmente intendo fermare.” (Arianna Bonamore)

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