Marco Colazzo – album | Apocryphal Gallery Solo su instagram: @apocryphalgallery – 13 maggio 2020

Marco Colazzo
album
Da un’idea di Mario Nalli
Con la collaborazione di Mirella Rodriguez
Pensiero in versi poetici di Marco Colazzo

Inaugurazione mercoledì 13 maggio 2020 ore 19.00
Apocryphal Gallery
Solo su instagram: @apocryphalgallery

La quarta mostra dell’Apocryphal Gallery è album di Marco Colazzo, con un pensiero in versi poetici di Marco Colazzo “Arrivo metto i PIL e comincio a dipingere” e con la collaborazione di Mirella Rodriguez.

Saranno esposti olii su tela del 2012; la mostra sarà visibile fino al 22 maggio solo su instagram@apocryphalgallery

La pittura di Marco Colazzo è andare oltre i principi evidenti formali, e la capacità di indirizzare verso una lettura ulteriore, verso ragioni di significato più profonde, che trascendono dalla fisicità dell’oggetto pittorico.

La sua ricerca si forma al fatto della riduzione cromatica, che è lontana dai problemi percettivi o da una ripresa delle teorie sul colore, sebbene l’interesse per l’aspetto tecnico della realizzazione del dipinto per colore e sfumature è determinante nel suo modo di concepire l’opera.

Quello che contraddistingue lo spirito della sua pittura è il suo andar oltre i principi evidenti formali e la capacità di indirizzare verso una lettura ulteriore, verso ragioni di significato più profonde, che trascendono dalla fisicità dell’oggetto pittorico, come efficacemente si dimostra nel percorrere la sua evoluzione, fino alle ultime realizzazioni.

Le sue opere sono disarticolate e distribuite nello spazio, che trovano una forma di sintesi nelle macchie cromatiche e il suo linguaggio è caratterizzato da una luminosità’ diffusa, emanata dal colore, capace di suggerire vari piani di profondità. 

La sua maniera pittorica ha conquistato una forte autonomia, sulla quale ha proceduto con una consequenzialità quasi logica nel ridurre le gradazioni tonali e le zonature delle superfici secondo una scansione  che non è matematico-geometrico, ma di sensibilità, nel senso che la suddivisione fra i campi principali, dai contorni morbidi di diverse dimensioni, che occupano l’area del dipinto, non è una definizione dello spazio ma riguarda suggestioni del processo pittorico e la sensazioni quasi tattile che esso intende produrre.

In questo si può’ comprendere tanto il senso dello spazio all’interno di tale pittura quanto la connessione con “l’essere dentro la pittura”.

Il suo colore raggiunge progressivamente l’indipendenza delle stesse ragioni dei rapporti tra i toni o tra la luce e l’ombra, ottenendo effetti a volte contrari a quello che viene considerato il processo visivo e fisiologico, nel rovesciamento provocato dai colori scuri verso l’esterno, quasi a mettere a nudo l’anima stessa, quell’intimità’ alla quale Marco Colazzo si rivolge.

L’esigenza di entrare in contatto con la parte più’ nascosta del sè, con un mondo interiore che si manifesta nel senso di quiete e vuoto, o addirittura di assenza.

Le considerazioni sullo spazio e sulla forma sembrano tacere, in questa tensione a fare dell’atto artistico, dove la forza autonoma della sua pittura, di fronte alla quale si può mantenere un atteggiamento, comunque oggettivo; supera la fase della ricerca cromatica su tonalità’ diverse; giungendo di fronte alle sue opere, si varca una soglia, all’interno della quale le sensazioni, anche fisiche, si portano su un altro piano, che non è azzardato riconoscere come ulteriore rispetto alla percezione semplicemente estetica.

I quadri di Marco Colazzo si percepiscono stando di fronte ad essi, che diventano schermi che interrogano l’essere attraverso la pittura.

Il critico d’arte Lorenzo Canova, che segue da alcuni decenni l’artista Marco Colazzo, ha detto in una intervista, in occasione della mostra del 2016 a Interno 14 Roma  “…….Forse il gesto non è quello di rottura, di protesta, di urlo tragico ed esistenziale degli artisti del secondo dopoguerra tra Informale ed Espressionismo Astratto, ma un gesto riflessivo del pensiero che raggiunge l’inconscio, un gesto in bilico tra rapidità’ e lentezza, come quello assoluto di Chuang-Tzu nelle Lezioni americane di Italo Calvino, che, dopo dieci anni di attesa, dà forma al “più’ perfetto granchio che si fosse mai visto” proprio con un solo gesto della mano”…..

…”Marco Colazzo è un artista ricco di riferimenti e molto dotato tecnicamente, ma che in molti anni di lavoro ha elaborai un suo linguaggio autonomo di grande interesse, un pittore talmente capace che può permettersi una sua personalissima e raffinata sprezzatura pittorica  (come si diceva anticamente), quella apparente trascuratezza dello stilo che nasconde in realtà’ una grande sapienza del fare e nel concepire l’opera …..”

Biografia

Marco Colazzo e’ nato a Roma nel 1963, città’ in cui vive e lavora. Inizia ad esporre nel 1991, e nel 1992 partecipa alla rassegna “Giovani artisti” al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Ha esposto in mostre personali e collettive, sia pubbliche che private, in Italia ed all’estero (Parigi, Londra, NewYork, Calcutta, Cairo); tra cui:
1994 le personali da Alfonso Artiaco, Pozzuoli (Napoli) e alla Nuova Pesa, Roma
1996 partecipa e vince il premio “Modernita’-Progetto 2000”, Palazzo Bricherasio, Torino.
1996 espone alla XII Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma
1997 espone all’Attico di Fabio Sargentini, Roma
2000 è nella mostra “Futurama” al Museo Pecci di Prato.
2008, espone alla XV Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni Roma.
2011 è invitato alla Biennale di Venezia, nel Padiglione Italia.

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